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di Grazia Pia Licheri, content strategist Bamakò srl

In principio era il web…

comunicazione digitale internet

Perché il mondo del digital e della tecnologia è pervaso da leggende metropolitane che alla luce del sole si dissolvono come polvere? Il web è quell’universo parallelo in cui la comunicazione digitale segue regole tutte sue che nessuno conosce, in cui le pubblicità e le situazioni più pericolose ti attraggono a sé inconsapevolmente, come il povero Ulisse con le sirene. O, ancor peggio, è quel non luogo senza scrupoli che ti inghiotte, al pari di un buco nero piantato proprio lì, al centro della galassia che attraverserai navigando su internet.

Miti da sfatare sulla comunicazione digitale (e non)

E così i comunicatori, per l’opinione pubblica, diventano in un baleno giocolieri della manipolazione: allenano ogni giorno i loro muscoli cerebrali per inventare vantaggi che non esistono, prodotti che non servono a nessuno e metodi che non funzionano. I venditori, invece, sarebbero diaboliche propaggini di entità malefiche dotate di una bacchetta magica (invisibile, ovviamente) che, ad ogni parola pronunciata, ti ipnotizza per sempre al pari della Bella Addormentata nel bosco davanti al fuso.

Il segreto di una buona comunicazione…

Ma lo sai su quali fondamenta il profeta dell’advertising moderno, David Ogilvy, ha costruito tutto il metodo del suo marketing vincente? Semplicità, chiarezza, verità. Ecco tutto.

Ci lanciamo ogni giorno in rocambolesche lotte a chi costruisce la comunicazione digitale più intelligente, più elaborata, più barocca, quando poi la soluzione non è rendere complicato ma semplificare. “La fai facile”, mi dirai tu.

Obiezione accolta: non è facile per niente.

comunicazione digitale scrivere

Anzi, nell’ambito della comunicazione digitale, del web o semplicemente dell’advertising, non c’è sfida più ambiziosa, non c’è montagna più insormontabile di questa.

Chi lavora in un’agenzia di comunicazione, o è un libero professionista del settore, impiega ore, se non giorni o addirittura settimane a cercare di destrutturare le sue mappe mentali per rendere comprensibile un concetto complesso e confuso.

Saper comunicare vuol dire trasmettere empatia, diventare artisti della parola – o dell’immagine, se pensiamo ai grafici, che utilizzano il linguaggio visivo -. Insomma, non lasciare nulla, e dico nulla, all’improvvisazione.

D’accordo, ma come si fa?

Prenditi il tuo tempo, fai maturare un’idea, costruiscici attorno percorsi strategici, pensaci e ripensaci. Comunicare bene vuol dire scrivere una bozza che probabilmente modificherai decine di volte, fino a quando non si inizierà a intravedere l’opera d’arte (che per diventare definitiva dovrà essere ritoccata e perfezionata Dio solo sa quante altre volte).

Parlando di comunicazione digitale, mi piace citare, in conclusione del mio discorso, una metafora di Raffaele La Capria che credo esprima, meglio di qualunque altra, la costanza, la perseveranza e l’impegno con cui, chi si occupa di scrittura, si deve necessariamente confrontare: un buon testo è “un’anatra che, senza sforzo apparente, fila via tranquilla e impassibile sulla corrente del fiume, mentre sott’acqua le zampette palmate tumultuosamente e faticosamente si agitano ma non si vedono”.

Inizia ad agitare la tua biro allora, ma senza fare troppo chiasso: qualcuno potrebbe sentirti.

 

Fonti: http://www.copyblogger.com/lessons-from-david-ogilvy/
http://paneacquaculture.net/2013/11/25/nonostante-litalia-sorda-la-capria-canta/
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