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1995
Bamako
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Creativa, simpatica, ironica e senza peli sulla lingua: è così che Helen Di Giulio lavora ogni giorno per i suoi clienti nel team di Bamakò, ed è con questa stessa vivacità che ci racconta il mondo della pubblicità, della creatività e soprattutto dell’Art Direction in una maniera che non avresti mai immaginato. Buon divertimento!

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Chi è Helen Di Giulio? Qual è stato il tuo percorso lavorativo?
Sono un art director che inizialmente pensava di essere una web designer, poi ha pensato di avere doti come web developer e poi finalmente, dopo aver conseguito risultati disastrosi con il web e la programmazione, si è dedicata alla comunicazione, passione che si è concretizzata dopo aver conseguito la laurea allo IED di Roma (votazione 99/100 – la perfezione non esiste). Qualcuno mi ha detto che ero brava e ci ho creduto: così, al fianco di grandi maestri e direttori creativi, ho affinato sempre più la mentalità contorta di un pubblicitario.
Cosa ti piace di più dell’art direction e cosa invece non sopporti?
L’aspetto più bello è sicuramente il momento in cui, dopo svariate ore, giorni e notti insonni, senti nello stomaco di aver trovato l’idea; e poi quando vedi il tuo lavoro pubblicato… magari senza refusi! Il lato negativo è indubbiamente la sensazione che provi quando i clienti distruggono un’idea che inizialmente ritenevi perfetta.
Che cosa è per te la creatività?
Trasferire un messaggio nel modo più semplice ed interessante possibile, riuscendo magari a procurare una reazione emozionale.
Come nasce un’idea?
Le migliori idee nascono per caso: mentre passeggi, mentre guardi un film, mentre… va be, non lo dico. Altre volte far nascere un’idea richiede uno studio più approfondito, ricerche su ricerche.
Quanto è importante, in questo settore, il lavoro di squadra?
Tantissimo, anzi direi che è fondamentale, almeno nella mia professione. Il più delle volte una campagna nasce dopo un lungo scambio di idee (cazzate, le chiamiamo noi) tra me e la mia collega; inoltre capisco che un’idea funziona quando, raccontandola ai miei compagni di avventura, ottengo una reazione: in pratica sono gli altri il mio focus group. Anche perché questo è un lavoro che richiede la collaborazione di diverse figure professionali, quindi tra il cliente e la mia scrivania ci sono diversi colleghi in opera.
Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono intraprendere questa professione?
Di andare all’estero, perché purtroppo in Italia la creatività ha ancora le mani legate. E poi di guardare, leggere, essere curiosi… essere, insomma, delle spugne.
In che misura le nuove tecnologie aiutano o danneggiano l’estro creativo?
Internet come sappiamo ti porta il mondo in casa, quindi chi non può viaggiare ha un grande strumento a sua disposizione.
C’è un modello, un mito del mondo dell’advertising, a cui in qualche modo ti ispiri o che ha segnato la tua formazione?
Sicuramente il mio docente di copywriter allo IED, ex direttore creativo di Publicis, che poi è diventato uno dei miei datori di lavoro.
Qual è lo stile che caratterizza i vostri lavori e in cosa i visual di Bamakò si distinguono da quelli di altre agenzie pubblicitarie?
Non è una questione di stile d’agenzia, ma dello stile più appropriato a ciascun cliente.
Cosa non può mai mancare in un buon lavoro di art direction?
La risoluzione a 300 :) ma anche precisione, ordine e buon gusto (ma questo che te lo dico a fare!).
Art director o creative director: che differenza c’è?
Il creative director è a capo del reparto creativo, quindi dirige il lavoro di art director e copywriter. Alcune volte il creative director coincide con l’art director o il copywriter.

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