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creatività arte

C’è un dilemma che accompagna l’uomo sin dal primo istante in cui ha fatto i conti con la propria ragione: il talento è mente o cuore? La capacità di lasciarsi ispirare, di generare idee creative – in qualunque ambito lavorativo – è questione di predisposizione naturale o di esperienza? È difficile trovare una risposta univoca e universalmente valida a questi interrogativi, perché quello della comunicazione e della pubblicità, come tutti gli ambiti correlati in qualche modo a manifestazioni artistiche, è soggettivo e individuale. Però vogliamo provarci lo stesso, attraverso le parole della nostra Art Director Roberta Petrucci!foto_roberta

Chi è Roberta Petrucci?

È un’artista figlia e nipote “d’arte” spinta da un padre avvocato a seguire le sue orme, ma che appena ha potuto ha felicemente spiccato il volo verso la sua vera natura. Poi l’avvento del Mac ha completato l’opera. D’arte, ovviamente.

Cosa ti piace di più dell’art direction e cosa invece non sopporti?

Mi piace poter lanciare la mia creatività come un falco addestrato verso l’alto, lasciarla spaziare, sorvolare, perlustrare ogni singola idea, anche quelle irrealizzabili, per poi sollevare il braccio per richiamarla e iniziare a lavorare materialmente sul progetto. 

Non sopporto il cliente che ti usa solo come braccio per le sue contorte e dettagliatissime, pessime idee di comunicazione.

Che cosa è per te la creatività?

Trovare un modo nuovo, utile e immediato di trasmettere il messaggio, attraverso analisi, sintesi e originalità, fino ad arrivare all’idea che ti fa sorridere di soddisfazione.

Come nasce un’idea?

Come dicevo prima, si parte da uno studio e una analisi approfondita dell’argomento, a volte cerco informazioni degne dei servizi segreti e che sembrano non essere pertinenti con il risultato finale, ma che io ritengo utili per entrare il più possibile nel nocciolo. Da quel momento lancio in volo il mio “falco” creativo a caccia dell’”insight”.

Quanto è importante, in questo settore, il lavoro di squadra?

Fondamentale direi. Un creativo può lavorare in solitudine, o in bagno, o di notte a letto quando non riesce a prendere sonno perchè l’idea giusta tarda a venire e la scadenza si avvicina inesorabile, ma il confronto e la sinergia con un team affiatato è risolutivo e illuminante.

Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono intraprendere questa professione?

La stessa cosa che si può consigliare ad un giovane che vuole diventare cantante o attore o ballerino. Se ti piace studia, fai gavetta accanto ai “grandi”, sperimenta, evita gli errori, accetta le sconfitte e rialzati più forte, ma cerca di capire prima possibile se hai talento, altrimenti è tempo perso.

In che misura le nuove tecnologie aiutano o danneggiano l’estro creativo?

Non penso possano danneggiarlo, se prima si leggevano libri, riviste di settore, manuali e pubblicazioni a disposizione, ora con internet si ha a disposizione un archivio mondiale con cui confrontarsi quotidianamente. Ma è solo uno degli ausilii. Io uso un enorme blocco di appunti su cui scrivo le idee e disegno le prime bozze e solo quando sono convinta e ho le idee chiare sul risultato, mi lascio aiutare dal mio caro, vecchio amico Mac.

C’è un modello, un mito del mondo dell’advertising, a cui in qualche modo ti ispiri o che ha segnato la tua formazione?

I modelli ovviamente ci sono, non solo nell’adv ma nel mondo dell’arte e della comunicazione in genere, però no, non credo di ispirarmi ad uno in particolare, può capitare che prenda spunto, ma preferisco distaccarmi il più possibile dai miti, o c’è il rischio emulazione.

Cosa non può mai mancare in un buon lavoro di art direction?

La chiarezza del messaggio e il controllo di ogni minimo dettaglio prima dell’invio dell’esecutivo.

Art director o creative director: che differenza c’è?

Il creative director coordina e supervisiona i lavori del team creativo (art director, copywriter, graphic designer, illustratori). L’Art director studia il lato visuale e grafico in sintonia con il resto del team.

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