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Un amaro sorriso spunta sul viso di tutti i professionisti facenti parte del comparto della comunicazione, osservando l’evoluzione del caso Fertility Day. Un caso che mi auguro possa essere classificato come epilogo di un’incresciosa parentesi tutta italiana su un tema delicatissimo, ovvero il drastico calo delle nascite.

Del primo errore di valutazione sulla campagna no-profit multi-soggetto promossa dal Ministero si è già ampiamente e animatamente discusso. Quello che però non riesco a comprendere, è come un Ministero tanto importante – già nel mirino dell’opinione pubblica per un danno d’immagine ancora in fase di rimarginazione – possa liquidare in maniera così sbrigativa una campagna concettualmente e tecnicamente ancora peggiore della prima.

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C’è il razzismo, c’è un visual inappropriato e per nulla d’impatto che non tiene conto delle più basilari regole della comunicazione, c’è un copy dal mood discutibile.

Più che una campagna per sostenere la fertilità, risulta una comunicazione critica nei confronti della società. Il Ministero si sarà forse dimenticato di comunicare nel brief quale fosse la reason why?

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Per non parlare della dichiarazione rilasciata sulla pagina Facebook del Ministro Lorenzin, in merito alla revoca dell’incarico per il responsabile della comunicazione del dicastero.

Non voglio puntare il dito contro nessuno, ma sembra di essere davanti ad una struttura di marketing che, pur trovandosi “ai piani alti”, abbia provocato nelle reazioni di tutti uno sdegno che lede non soltanto l’immagine del Governo, bensì quella dell’intera categoria di comunicatori.

Fertility Day, Beatrice Lorenzin

L’aspetto evidente ed altrettanto raccapricciante di questa vicenda – anche dopo la “richiesta” del Ministro di far lavorare gratis i creativi! – è di come sia poco chiaro (perfino ad un Ministro) l’importante ruolo della “comunicazione”, di come funzionino le agenzie e quali siano le figure professionali che le compongono.

Visto che l’Italia è in crisi da anni, perché tutti i ministri, deputati, senatori ed i politici a tutti i livelli non lavorano gratuitamente? Se lo facessero, io per primo mi proporrei gratis per tutte le campagne sociali promosse dal Governo.

Errare è umano, perseverare diabolico. Certo, se l’unico obiettivo del Ministero è ottenere la visibilità a costo zero, si spiegano davvero molte cose.

 

 Francesco Mazzo – Consigliere Unione Nazionale Imprese di Comunicazione e CEO di Bamakò srl

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