Immagine influencer social rodriguez

Gli influencer come fanno pubblicità sui social? In modo non sempre corretto, secondo l’Antitrust. Il Garante per la comunicazione ha infatti recentemente bacchettato molti vip e blogger italiani, rei di non inserire gli hashtag #ad o #advertising sotto i loro post quando sponsorizzano prodotti e servizi: si tratta pur sempre di pubblicità e come tale va segnalata agli utenti.

Così gli influencer hanno dovuto adeguarsi e i risultati, in termini numerici, si sono visti eccome. Attraverso una ricerca condotta nei primi cinque mesi del 2018, i post in italiano contenenti gli hashtag #ad e #adv sono stati 55mila, provenienti da 15.200 account. In totale si contano 42 milioni di interazioni sui social media, con una crescita del 45% nel solo mese di Giugno.

reviewers marketing advertising
Il social più pubblicitario è, manco a dirlo, Instagram: è qui che troviamo il 50% dei post analizzati; a seguire Twitter col 39% e Facebook con l’11%. Anche lo scettro dell’engagement appartiene a Instagram, che da solo calamita il 98% delle interazioni legate alle campagne: per questo è il canale social in cui molti brand, soprattutto quelli legati alle industries moda e cosmesi, investono di più.

I post, e quindi i settori, con una più alta percentuale di hashtag #ad e #adv sono:
abbigliamento e scarpe (35%), beauty (22%), gioielli e orologi (13%) food&beverage (12%), tecnologia (6%), cinema (5%), turismo (3%), motori (2%).

Tra gli influencer più “markettari”, con il maggior numero di interazioni, troviamo Cecilia Rodriguez (3,2 milioni di follower su Instagram) che con soli 17 post nel periodo analizzato ha generato oltre 1,4 milioni di interazioni. Nella top 3 ci sono poi Paola Turani – con 37 post e 1,3 milioni di like e commenti – e Beatrice Valli, 23 post e 1,1 milioni di interazioni.

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Come evidenziato dai dati, la scelta del testimonial influisce moltissimo sulla ricezione del messaggio e sul raggiungimento di un ampio pubblico.

L’altra faccia della medaglia? Spesso le company concentrano i propri sforzi esclusivamente sulla ricerca e l’ingaggio di celebrità ben precise, anziché investire risorse sul concept creativo della campagna. Questo approccio garantisce sì tanti like, ma rischia di penalizzare il prodotto che non ha un impatto nella mente del consumatore e non resta impresso tra i follower perché privo di contenuti di qualità. Non dimentichiamo quella che dovrebbe essere la prima (forse unica) massima del marketing, sempre basilare per chi opera nella comunicazione: CONTENT IS THE KING.
Ecco quindi che la questione etica nella pubblicità social diventa un argomento fondamentale cui i brand, ma soprattutto le star, devono prestare attenzione nell’ottica di un rapporto trasparente con tutti gli utenti. Lo dobbiamo alla società, perché l’onestà intellettuale passa anche attraverso le nostre bacheche.

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