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1995
Bamako
Yesretail
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di G.L.

Che fantastico esempio di marketing georeferenziato, pensai la prima volta che visitai Napoli, vedendo un 6×3 dove si leggeva un headline che resterà per sempre stampato nella mia memoria: “Mars e panell’ fanno e figli bell”.

Dopo il colosso statunitense, ad entrare in maniera simpatica e confidenziale nelle case degli italiani ci pensa un nostro connazionale, Ferrero, con la campagna pubblicitaria che ha reso virale l’hashtag #nutelladialetti. Una strategia di marketing che ha visto lavorare a braccetto i professionisti di Geometry Global e quelli di OgilvyOne.

marketing nutella sicilia

Insieme all’entusiasmo di chi con una punta di orgoglio ha ritrovato sul web e sul grande schermo le proprie espressioni dialettali, è però affiorato anche un mare di polemiche da parte di quelli che sono stati pronti a mettere in luce i bug di una simile mossa commerciale.

Dialetti o lingue?

Ad esempio perché sardo e friulano, per la fisionomia dei loro codici, sono ascrivibili alla categoria di lingue neolatine e non a quella dei dialetti, come tuonano i linguisti. Eppure scommetto che se, in virtù di questa sacrosanta precisazione, alcune lingue utilizzate nelle regioni italiane fossero state escluse dal novero, il vespaio di proteste non sarebbe stato meno nutrito e combattivo.

C’è anche chi non concorda con la scelta di attribuire le varie città a un’area linguistica piuttosto che a un’altra. Insomma, se le parole sono uno dei fattori che delineano l’identità di un popolo, si sa che quando si percorre un campo minato come questo si rischia che qualche bomba prima o poi svolga diligentemente il compito per cui è stata creata. Il marketing, in questo, non è da meno.

Non c’è nulla di più vivo e mutevole della lingua, che si evolve proprio insieme ai suoi parlanti: allora capita che, da un giorno all’altro, rivolgi una frase in dialetto a quel vecchio amico che abita nel paesino confinante con il tuo e ti senti osservato con gli occhi sgranati di chi ti dice, anche senza emettere alcun suono, “Ma come parli?!”. Perché basta spostarsi di pochi metri per sentir cambiare un accento, la pronuncia di un suono o, nel più eclatante dei casi, vere e proprie sillabe.

marketing nutella lombardia

Taaaaac ecco allora tante lamentele, già pronte su un vassoio d’argento: perché hanno scelto quella dizione e non questa? Perché hanno scritto quella parola in maniera sbagliata? Come il caso di biel et bon, dove la congiunzione ha quella “t” di troppo che agli abitanti di Udine proprio non va giù.

Ma ci hai mai provato, tu? A scrivere in dialetto, intendo. Non c’è un Garzanti o un Devoto Oli sulla mensola, pronto a venire in tuo aiuto se sei titubante su un apostrofo o una consonante doppia. I dialetti, le parlate che proprio per la loro storia sono le più legate alla dimensione dell’oralità, su carta stanno davvero stretti, e per riuscire a tenerli a bada ci vuole una penna d’acciaio. Allora, un curage alla Ferrero ci sta tutto!

Un improbabile salentino

Lo sappiamo bene noi, che conosciamo come le nostre tasche una zona talmente variegata da far convivere tra loro decine e decine di sotto-dialetti e varianti di uno stesso lessema: il Salento. E, a proposito di salentino permettetemi di spendere un paio di parole su una delle “dialettichette” dell’area 4, che comprende Lecce e Brindisi. Ddìscitate. Tanto di accento sulla prima vocale, sia sui barattoli che sul “Manuale linguistico dell’entusiasmo” scaricabile dal sito ufficiale, eppure è lampante che nessun autoctono abbia verificato la coerenza dello spot video, visto che la mamma di turno incita un non meglio precisato interlocutore con un Ddiscìtat, pronunciato con una cadenza a metà tra il siciliano e il barese. Una mossa di marketing un po’ azzardata, che con la sua scarsa prudenza rischia di far vacillare una campagna complessa e nella sua originalità davvero lodevole.marketing nutella puglia

Fantastica l’idea di tradurre anche il sito della Nutella in tutti i dialetti d’Italia (possiamo solo lontanamente immaginare la mole di lavoro che ci sia dietro una scelta titanica di questo tipo) ma il suggerimento, anche qui, sarebbe quello di non trascurare le revisioni linguistiche con qualche parlante nativo a portata di mano, perché un’espressione come “Dduma lu mundu culli Nutella ttuvitti” ti fa gelare il sangue nelle vene, quando dopo qualche secondo di ipnosi e un incerto dibattito con i tuoi colleghi capisci che ttuvitti dovrebbe stare per tweet, che tutt’al più in leccese, attenendoci alla dizione correntemente diffusa nell’oralità, sarebbe diventato tuìtti.

marketing nutella salento

Pollice in su senza ma e senza se, invece, per la più spontanea e divertente video-intervista, in stile Le Iene, a tre nonni d’Italia, uno romano, uno napoletano e uno milanese. I tre intervistati, provenienti rispettivamente da Roma, da Baia (provincia di Napoli) e da Milano, si lanciano in un serrato botta e risposta, ciascuno nel proprio dialetto d’origine. 

 

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