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futuro della comunicazione, intervista a Gabriele Filieri

Google, seguendo la sua mission come se fosse la stella polare in una notte buia, ha constatato quello che ormai sapevano un po’ tutti, ovvero che da almeno un anno e mezzo gli accessi al web da mobile hanno superato quelli da desktop, e quindi si è adeguata. Ha cambiando il suo algoritmo di ricerca in modo da contemplare una nuova variabile: la leggibilità da smartphone. Le conseguenze sulle Serp sono state un vero e proprio maremoto.
C’è da dire che già da mesi nelle sue comunicazioni ai webmaster Google avvertiva dell’imminente aggiornamento, quindi non è si è trattato proprio di un fulmine a ciel sereno, ma c’è stato lo stesso un bello sconquasso. (Per valutare le variazioni di visibilità dei principali siti potete andare qui)
Per questo motivo si è diffusa subito sulla rete la drammatica definizione “Mobilegeddon”, la fine del mondo conosciuto causata dai dispositivi mobili. Sapete com’è, di questi tempi tutto deve diventare un hashtag memorabile.
Vediamo quindi di fare un po’ di chiarezza e tranquillizzare gli ansiosi.

1 – L’aggiornamento riguarda solo la navigazione da smartphone. Chi naviga da desktop e tablet troverà tutto come prima.
2 – La diversa indicizzazione non riguarda i siti, ma le singole pagine.
3 – Chi ha già un sito responsive, oppure una versione del sito realizzata apposta per la risoluzione degli smartphone (M-site) sarà premiato nella Serp, gli altri penalizzati.
4 – Per gli sviluppatori: per essere etichettato come mobile-friendly bisogna mettere il Googlebot in condizione di poter eseguire la scansione dei CSS e degli JavaScript.

Le conseguenze pratiche di questa piccola rivoluzione sono facili da prevedere: dal 21 aprile tutti i siti dovranno obbligatoriamente nascere responsive oppure avere degli M-site (in un prossimo articolo valuteremo pregi e difetti delle due soluzioni) e questa è una buona notizia. Progettare partendo dai vincoli di un dispositivo mobile infatti è un ottimo esercizio di sintesi e razionalità. Le scelte di navigazione e di contenuti devono essere guidate esclusivamente dalle necessità del proprio pubblico e dalla usability. Tutte le altre logiche devono essere accantonate. E considerato il caos che regna di solito negli uffici marketing delle aziende, questa forca caudina non potrà che aiutare la lucidità dei processi decisionali.
Inoltre progettare un sito per gli smartphone costringe disegnatori e marketer ad uscire dal collaudato standard del web ed entrare in un nuovo territorio, ampio e inesplorato, quello della digital life. Un ambiente in cui esistono le app, la geolocalizzazione, la fotocamera, l’interazione via bluetooth, e un intero ecosistema che avvolge il navigatore e può trasformarlo in qualsiasi momento in un consumatore.
Così alla fine, per chi non si fa spaventare ma riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno, si è aperto un mare di nuove possibilità.

 

Fonti: Apogeonline.comWired.itSearchenginewatch.comSimplyzesty.comSearchmetrics.com

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