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Nuovi giganti dell'editoria digitale: BuzzFeed

Quando un’azienda è grossa può permettersi testimonial famosi. Attori, cantanti, stelle dello sport. Ma quanto deve essere grande per avere come testimonial il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama?

Che BuzzFeed fosse uno dei protagonisti della scena editoriale si era già capito, che fosse così importante è stata una sorpresa. Certo, formalmente le cose sono andate un po’ diversamente: Obama ha realizzato il video al termine di un’intervista concessa a Ben Smith, caporedattore di Buzzfeed, e hanno girato quelle scenette ironiche per rivolgere ai giovani un messaggio a favore del nuovo sistema sanitario voluto dallo stesso Obama. Quindi si trattava di una campagna sociale, ma la sostanza cambia poco, perché il canale scelto non è stato il Washington Post o il New York Times, oppure la NBC, ma un sito di infotainment nato solo nel 2006.

Per chi non lo conoscesse, due righe di spiegazione: BuzzFeed ogni giorno intrattiene 11,2 milioni di visitatori unici, il suo canale You Tube conta più di un miliardo di visualizzazioni. Il suo menu è abbastanza vario: dalle interviste esclusive ai protagonisti della politica e dell’economia, al gossip sulle star hollywoodiane, alle breaking news, alle gallery con le foto dei gattini.

Il loro marchio di fabbrica sono i post strutturati come liste e i video buffi sugli insight del loro pubblico. Ecco qualche esempio:

12 fatti molto spiacevoli riguardo l’industria discografica.

Le 21 cose peggiori che ti possono capitare.

Le 45 immagini più potenti del 2011.

50 persone che vorresti conoscere nella vita reale.

21 foto che ti ridaranno fiducia nell’umanità.

Questi articoli sono i best seller di BuzzFeed, vantano una media di 12 milioni di visualizzazioni.

Il target
Sia Jonah Perretti, il fondatore di BuzzFeed, che il sopracitato Ben Smith hanno una visione molto precisa del loro pubblico, li chiamano “Annoiati al lavoro”: persone che in ufficio non hanno molto da fare e quindi devono passare il tempo in qualche modo. Quello che offrono loro sono veri e propri snack d’intrattenimento, qualcosa che sia in grado di rapirli per un minuto o due, facendogli provare qualche tipo emozione.

Accanto a questo pubblico generalista ci sono poi le varie nicchie (emo, geek, vegan, hipster, animalisti…) a cui fa sempre comodo un massaggio all’identità che confermi la bontà delle scelte anticonformiste intraprese. I contenuti pensati apposta per loro generano molte condivisioni, basate appunto sul meccanismo psicologico del rinforzo all’identità.Le statistiche dicono che più del 30% dei visitatori ha una laurea e il 14% ha un master. Il 39% ha un reddito familiare superiore ai 100mila dollari l’anno.

Il modello di business

Anche la pubblicità, ovvero il mezzo di finanziamento di tutta la baracca, segue un modello innovativo. Come dice lo stesso Perretti “La pubblicità diventa contenuto, che valga la pena d’esser cliccato, che ti coinvolga e che venga condiviso”.

Illuminanti gli esempi dei video Purina Johnson & Johnson per il brand Clean & Clear; e Toyota

Dato il successo strepitoso di BuzzFeed, sia in termini di pubblico che di fatturato (la Disney ha offerto un miliardo di dollari per comprare la testata) – in tempi in cui invece l’editoria tradizionale se la passa malissimo – non ci sorprenderebbe scoprire tra qualche tempo spudorate imitazioni del modello, magari anche da parte di campioni storici del giornalismo cosiddetto serio.

Fonti: Theatlantic.comTheguardian.comDigiday.com

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