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Local SEO strategy

Ogni azienda legata a un preciso bacino geografico sa bene che la SEO è uno dei principali fattori da cui dipende la sua salute economica. Con l’aggiornamento Pigeon (luglio 2014 in USA, entro breve da noi) Google ha cambiato le regole del gioco. La qualità dei contenuti offerti dal sito e la quantità di backlink sono diventati fattori secondari, adesso il rating che l’azienda può vantare su siti e forum è quello che fa la differenza.
Trip Advisor, Four Square, forum tematici: ovunque una persona posti un giudizio sulla vostra azienda, sulla qualità dei suoi servizi e dei suoi prodotti, lì si gioca il vostro posizionamento sulla SERP di Google.
Questo complica un po’ le cose, perché non si tratta più di mettere in campo delle tattiche on-site oppure off-site, comunque controllate dal management aziendale, ma di monitorare le piazze virtuali e intervenire subito ovunque si evidenzi un problema. Il social media management diventa fondamentale, soprattutto in situazioni di crisi, ovvero commenti negativi alla qualità dei prodotti oppure attacchi frontali al brand.
Dal punto di vista di Google il motivo di questo cambiamento è chiaro ed è in linea con la sua strategia di sempre: content is king, ovvero: users first. Con questo aggiornamento dell’algoritmo si vuole tenere il web agganciato al mondo reale e non lasciare che sia l’astrazione rappresentata dai mondi costruiti dalla comunicazione aziendale ad influenzare clienti e navigatori.
Prima però di fasciarsi la testa e cominciare ad allocare risorse nelle attività di User Feed-back Monitoring è utile mettere in luce un fatto che è stato riscontrato in molti studi sul Local SEO. Sorprendentemente la maggior parte dei problemi di cui soffrono le aziende non risiede in fattori esoterici riservati all’elite degli Ottimizzatori, ma è dovuto a un semplice elemento, quello che gli anglosassoni chiamano NAP: Name – Address – Phone number.
Sembra una banalità, eppure funziona proprio così. Google assegna grande importanza al NAP di un’azienda e anche la minima incoerenza nelle informazioni diffuse sul web può provocare una perdita di posizioni nella SERP.
Ad esempio scrivere come indirizzo della vostra azienda “via Imperatore Adriano”, oppure “via Adriano Imperatore”, oppure “via I. Adriano” per Google significa tre cose diverse.
Bisogna quindi tenere sotto controllo tutti i NAP che si mandano all’esterno, anche perché alcuni potrebbero finire sul web da terze parti, che magari li hanno copiati da un biglietto da visita o da una brochure o da un’affissione stradale.
La prima mossa da fare quindi, progettando una campagna SEO locale, consiste nello scandagliare il web alla ricerca del proprio NAP, e delle sue possibili variazioni; e correggerle in modo da averne solo uno, unico, scolpito nella roccia.
La seconda (se non lo avete già fatto) è creare un profilo su Google My Business. In questo modo il proprio NAP unico ufficiale verrà fornito direttamente al motore di ricerca, cosa che oltre ad essere utile in sé presenta anche un altro vantaggio: molte directory locali usano come fonte prioritaria per riempire le loro pagine proprio Google Places.

Fonti: Forbes.com

 

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