Promo Sanremo 2017, tutti cantano Sanremo

A poco più di un mese dalla prima puntata del Festival di Sanremo 2017 si fa sentire la pioggia di polemiche che, come ogni anno, riguardano le scelte attuate dalla direzione artistica dell’evento. Nel mirino delle critiche stavolta è finita la promo diffusa in tv e sui canali social ufficiali del Festival. Perché in fondo, si sa, Sanremo è Sanremo… ma non senza i dovuti polveroni.

Lo spot ufficiale dello scorso anno ci aveva mostrato uomini e donne di età e nazionalità diverse che cantavano a cappella brani italiani, mentre quest’anno, sempre sulla scia del claim “Tutti cantano Sanremo“, vanno in scena future madri che ascoltano grandi successi italiani mentre nelle loro pance i feti cantano e ballano uno storico brano sanremese.

promo-sanremo-2017-tutti-cantano-sanremoMa cosa ha fatto infuriare gli utenti sui social? Commenti negativi su Facebook e Twitter, soprattutto dagli amanti dei Massive Attack. A destare sgomento non è solamente l’immagine dello spot nella quale il coro di feti canta nella pancia, scelta per niente apprezzata perché, a detta di molti utenti, inquietante, ma a infastidire i fan della famosa band britannica è l’intro del promo che riprenderebbe palesemente, secondo molti, il video ufficiale della canzone “Teardrop”, uscito nel 1998.

video-massive-attack-promo-sanremo-2017

Ascoltandolo potrebbe effettivamente far pensare che il battito del cuore del bambino nella pancia della mamma sia proprio un richiamo al brano, come l’idea in sé del feto in movimento; chiaramente l’accusa di plagio è tutta un’altra cosa, ma che i creativi abbiano preso un importante spunto dal videoclip sembra abbastanza probabile.

Ma non sarebbe solo questa la fonte d’ispirazione ipotizzata dall’opinione pubblica. C’è chi rivanga il caso Fertility day, delle cui scelte comunicative abbiamo già ampiamente discusso, e chi ricorda senza ombra di dubbio lo spot Ferrarelle di alcuni anni fa.

Altri commenti negativi riguardano invece, più nello specifico, la scelta di far cantare il brano “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti a un feto.

Ma apriamo una piccola parentesi. Nei film horror ci spaventiamo se una bambina parla in aramaico con una voce maschile o non adatta alla sua età, ma non critichiamo certo la scelta cinematografica.

video promo sanremo, senti chi parla

Se un neonato parla con la voce di Paolo Villaggio, animato dalle immancabili cadenze alla Fantozzi come nel film “Senti chi parla”, ci fa divertire. E allora perché un feto che canta e balla nella pancia della mamma, in questo caso, proprio non ci piace? Se nella clip il feto si fosse solo dondolato al ritmo di “Non ho l’età”, senza cantare e schioccare le dita come un adulto, ci avrebbe comunque infastidito così tanto?

Oltre ad una serie di paradigmi culturali e tabù mentali che influenzano la nostra percezione, è fuori dubbio una fondamentale banalità di fondo nella scelta del soggetto quanto nel modo in cui è costruita la trasmissione del messaggio. Vedere una serie di gestanti che si cullano ipnoticamente e in maniera assolutamente innaturale con un sorriso stereotipato stampato sulla faccia è a dir poco straniante e privo di qualunque slancio creativo.

C’è da rivalutare, alla luce di questo, non solo il metodo con cui è stato costruito lo spot, ma anche l’obiettivo comunicativo del marketing sanremese. “Bene o male purché se ne parli”, recita un famoso aforisma di Oscar Wilde. Il Festival, però, sembra aver preso questa citazione un po’ troppo sul serio.

 

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